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EURO 2: LA VENDETTA

Pubblicato da jacarta su 29 marzo 2011

Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in Italia

Eugenio Benetazzo

Ritorno ancora su un argomento che mi sta particolarmente a cuore visto che sono stato uno dei primi a parlarne in anticipo in tempi non sospetti, era infatti il 2008 quando spiegavo il Club Med e a che cosa ci avrebbe portato. La scorsa estate ho scritto il saggio economico intitolato “L’Europa sé rotta” ma pare che ancora adesso la maggior parte dei piccoli risparmiatori ed investitori italiani non si renda conto di che rischi gravino sui  loro portafogli e sullo scenario macroeconomico europeo. Nello specifico il cosiddetto rischio di spaccatura monetaria all’interno dell’area valutaria dell’Unione Europea. Sostanzialmente tutto questo è rappresentato dalla Teoria di Euro 2 ovvero l’emersione o la creazione di una seconda divisa in Europa che venga adottata dai paesi periferici.

La crisi dei PIGS (ho scoperto che ci sono persone che ancora non sanno che cosa sono) è in realtà la crisi dell’euro ovvero di una moneta imposta dall’alto a 17 economie che tra di loro hanno ben poco in comune. La moneta per ogni paese è una potente arma di difesa in momenti di turbolenza o difficoltà finanziaria, rappresenta una sorta di valvola a pressione per raffreddare l’economia o per rilanciarla in momenti di profonda contrazione. Nello specifico aver obbligato paesi come il nostro ad usare una divisa troppo forte per un economia troppo debole è stato una follia. Se ne stanno rendendo conto troppo tardi adesso le autorità istituzionali, nonostante i recenti moniti di prestigiose personalità dello stesso mondo accademico, vedi Roubini, Stiglitz, Fitoussi, Attali e Zingales. 

Per chi non lo sapesse vi sono centinaia di operatori istituzionali che stanno covando in silenzio operazioni di speculazione finanziaria sul default dell’euro o sulla sua dipartita: persino Warren Buffet ha sentenziato la fine prossima della moneta unica a fronte delle continue e ripetute difficoltà di Spagna e Portogallo. La crisi dei PIGS ha fatto emergere una  insostenibile architettura finanziaria tra i paesi virtuosi dell’Europa del Nord e quelli in quarantena finanziaria dell’Europa Periferica: in poche parole il debito dei paesi deboli è in mano per la maggior parte ai paesi sani e forti (si fa per dire, infatti anche la Germania molto presto si troverà a dover aiutare altri partner europei per evitare di perdere la leadership politica in Europa). 

Il Giappone, con quello che ha recentemente subito, non preoccupa nessuno (almeno dal punto di vista economico) in quanto il 95% del suo debito pubblico è in mano agli stessi giapponesi, mentre Francia, Germania ed Inghilterra detengono percentuali rilevanti del debito pubblico spagnolo, greco, irlandese, italiano e cosi via. Pertanto le sorti del debitore sono nelle mani del creditore: il peggior scenario ! Ponete pertanto la massima attenzione: quello che un tempo poteva essere un investimentio risk free come un titolo di stato europeo oggi potrebbe essere uno dei primi investimenti a prendere un bagno di sangue. Lo stesso Cameron, incalzato successivamente dalla Merkel, ha più volte ribadito che non è possibile continuare a far pagare ai soli contribuenti questa bomba con la miccia accesa, in più occasioni qualcuno ha paventato l’idea del default parziale.

Con questo termine si intende il rimborso non integrale dei titoli di stato alla loro naturale scadenza. Recentemente la Banca J.P. Morgan ha ipotizzato per il breve periodo la possibilità di default parziale dal 5% al 25%, a seconda dello scenario, per i paesi PIGS (mettendoci dentro anche l’Irlanda e l’Inghilterra). Evitate pertanto di massificare il vostro portafoglio con solo titoli di stato aerea euro, specie se a tasso fisso e con scadenze molto lunghe, preferite piuttosto le emissioni con tasso ancorato all’inflazione. Se poi si volesse scegliere il titolo di stato più sicuro al mondo in questo momento allora si dovrebbe puntare su quelli norvegesi: strana fatalità, infatti la Norvegia è un paese che di entrare in Europa proprio non ne vuol sentire.

Fonte: www.eugeniobenetazzo.com

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DUE NEL MIRINO

Pubblicato da jacarta su 11 marzo 2011

Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in Italia

Eugenio Benetazzo

Non posso fare a meno di esprimermi in questo momento su un argomento che ho affrontato e approfondito con i miei corrispondenti dagli States relativamente alla crisi libica ed al nauseante volume di gossip politico italiano a sfondo sessuale. Da mesi ormai si sta facendo il possibile per aizzare il più possibile l’opinione pubblica contro Berlusconi, non tanto per ragioni legate alla sua discutibile politica di governo, quanto piuttosto per l’attività libertina a sfondo sessuale di cui i media nazionali ci hanno raccontato e descritto minuziosamente. Non entro nel giudizio di questi comportamenti, il giudizio infatti è inutile in un paese  in cui la metà della popolazione si dichiara addirittura indifferente ai fatti di Arcore e Palazzo Grazioli (secondo l’indagine di un noto quotidiano italiano).

E non pensate che dalla parte opposta (il centro sinistra) ci sia differenza, episodi di gossip a sfondo sessuale se ne sono già sentiti anche in passato, tuttavia con un fragore mediatico molto più modesto e contenuto. La verità è che in questo momento l’attenzione è catturata dal chi, come, cosa e quando, piuttosto che sul perché. Perché il premier italiano sta diventando sempre più oggetto di attacco mediatico volto a distruggerne il più possibile la reputazione nei confronti dell’elettorato ? Semplice: perché è diventato un soggetto troppo scomodo, ingestibile e fuori da ogni controllo per le forze di establishment politico internazionale.

Non dimentichiamo infatti che Silvio Berlusconi, nel bene o nel male, ha messo in essere per il nostro paese un partneriato strategico con Russia e Libia, due storici paesi nemici degli Stati Uniti. L’idea infatti che il 52esimo stato (l’Italia) si sia affrancato dal punto di vista energetico senza sottostare ai giochi di potere delle potenti lobby petrolifere statunitensi, potete stare certi che infastidisce alquanto lo Zio Sam a Washington. Ragion per cui è molto plausibile aspettarsi che forze a noi sconosciute stiano operando nel nostro paese al fine di distruggere Berlusconi agli occhi dell’elettorato italiano con il fine di sostituirlo quanto prima con un nuovo primo ministro molto più compiacente.  Allo stesso trattamento sembra sia stato destinato anche l’amico del premier italiano, il Colonello Gheddafi, il quale recentemente ha acquisito una quota di partecipazione azionaria rilevante in Finmeccanica.

Per chi non lo sapesse quest’ultima è una società leader al mondo nella produzione di sistemi di difesa aerospaziale ed al tempo stesso principale fornitore della difesa statunitense. Pertanto Gheddafi, a meno che non venga quanto prima destituito o spazzato via, ha tranquillamente accesso alla consistenza degli approvvigionamenti militari statunitensi. Questo è più che sufficiente per istigare una finta rivoluzione con sommosse sociali pilotate al fine di ottenere la solita scusante per l’intervento militare con il nobile scopo di esportare la democrazia. Dubito infatti che quanto stia accadendo in Libia, un paese la cui popolazione godeva di un tenore di vita considerevolmente migliore rispetto alle popolazioni di paesi confinanti, non sia affatto casuale quanto piuttosto una classica operazione di false flag.

DUE NEL MIRINO by Eugenio Benetazzo

Fonte: www.EugenioBenetazzo.com

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I HAVE A DRINN

Pubblicato da jacarta su 16 febbraio 2011

Eugenio Benetazzo

Eugenio Benetazzo

Da qualche mese ormai ho un drinn che continua a risuonarmi nella testa, un drinn che non mi ricorda un campanello per richiamare l’attenzione, quanto piuttosto un vero e proprio allarme di fuga. Fuga dall’Italia. Almeno imprenditorialmente parlando. Chi fa parte dell’Amministrazione Pubblica o chi si trova in pensione con una rendita più che dignitosa mantiene ancora la convenienza di starsene nel “Non più Bel Paese” a farsene il turista in casa propria. Chi invece è ancora giovane, o meglio ancora studente, è il caso che cominci a proiettarsi mentalmente di andare a lavorare e vivere al di fuori della penisola italiana.

Vorrei essere un po piu accondiscendente, ma gli ennessimi episodi di gossip italiano a sfondo sessuale fanno comprendere che non solo non c’è speranza per il Paese, ma non c’è speranza alcuna per la popolazione, inebetita ormai a tal punto da essere completamente amorfa agli eventi quotidiani che la circondano. Per chi è giovane non vi sono prospettive lavorative alcune, al di là di quelle di cui parlerò alla fine di questo intervento: entro cinque anni infatti perderemo circa il 40 per cento del nostro potenziale manifatturiero, quindi altri milioni di posti di lavoro che dovranno essere trasformati in mansioni e compiti a singhiozzo, mal retribuiti e poco tutelati. Con i quali non si potrà alimentare il circuito dei consumi interni e tanto meno si potrà pianificare il proprio percorso di vita.

Quello che risulta più triste per chi ha la mia età è rendersi conto di come la generazione dei baby boomers (chi è nato tra il 1946 ed il 1963) sia riuscita ad avere tutto e vivere meglio di qualsiasi altra generazione precedente o successiva, andando ad ipotecare il futuro dei loro stessi figli. Come ho già a vuto modo di raccontare durante lo show finanziario “Era il mio Paese” tutto questo fa parte di un processo inarrestabile che sta portando lentalmente il nostro Paese prima a un declino industriale e successivamente al default economico. Non abbiamo ancora fatto la fine della Grecia grazie a tre elementi strutturali che ci danno ancora credibilità nei confronti delle comunità finanziarie internazionali.

Per primo abbiamo la terza riserva aurea al mondo (dopo Usa e Germania), circa 2500 tonnellate di oro e con il metallo giallo che sembra essere proiettato alla fatidica soglia dei 2000 dollari l’oncia, sarebbe una credenziale molto convincente a dare sostegno a manovre di emergenza e salvataggio (pensate  che Cina, India e Svizzera messe assieme detengono meno oro di noi italiani). In secondo luogo il “Non più bel Paese” detiene il più grande monte risparmio del mondo, vale a dire la ricchezza finanziaria in mano ai residenti italiani suddivisa tra depositi a vista, a termine, obbligazioni, azioni e altri strumenti finanziari. Come terzo punto di forza abbiamo il peso ed il volume consistente dell’economia sommersa, il polmone che tiene ancora in piedi le piccole imprese, senza il quale cesserebbero di esistere.

Se proprio dovessi dare un consiglio a livello imprenditoriale al fine di aiutare chi si sta per diplomare o chi deve scegliere la propria mission universitaria mi sento di sbilanciarmi su queste tre aree di investimento fornendo maggiori prospettive occupazionali: realizzazione e gestione di residence per anziani autosufficienti, produzione e gestione di fonti di energia rinnovabile (come imprenditore ci ho investito pure io) ed infine rilancio e promozione dei prodotti italiani tipici del mondo enograstronomico al di fuori dei confini europei. Inoltre qualora venissero effettivamente realizzate le centrali termonucleari in Italia (per le quali non nutro grande entusiasmo), si potrebbe considerare anche una quarta area di interesse che potrebbe generare tra diretto ed indotto oltre 500mila posti di lavoro.

Tutto il mondo occidentale sta vivendo una triste e inesorabile trasformazione causata dallo spostamento geoeconomico e geopolitico del baricentro del cuore del libero mercato: da New York/Londra, stiamo andando verso Ankara/Shanghai con inevitabili conseguenze per paesi come soprattutto il nostro in cui oltre 1/5 del PIL veniva prodotto dal settore manifatturiero. Il futuro occupazionale, la prosperità economica ed il centro del mondo saranno purtroppo in Asia, mentre l’Europa ed in misura maggiore l’Italia sono destinati a diventare prestigiosi cimiteri di elefanti.

Fonte: www.eugeniobenetazzo.com

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IL SIGNORE DEI PANNELLI

Pubblicato da jacarta su 16 febbraio 2011

Eugenio Benetazzo

Da alcuni mesi ricevo settimanalmente centinaia di email di lettori e simpatizzanti che mi chiedono se l’investimento in infrastrutture fotovoltaiche sia realmente conveniente oppure rappresenti una moda passeggera o peggio ancora una bolla finanziaria simile alle dot com durante i primi anni duemila. Queste perplessità hanno iniziato ad emergere dopo che si è sparsa in rete la notizia che anch’io a livello imprenditoriale avevo investito nella realizzazione di un parco solare dalle dimensioni considerevoli in Puglia. Nello specifico la preoccupazione dominante che ho potuto constatare è legata alla sostenibilità delle tariffe incentivanti riconosciute per la produzione di energia da FER (fonti di energia rinnovabile) qualora il nostro Paese dovesse affrontare una crisi finanziaria e di credibilità istituzionale simile a quella greca o irlandese.

Già qui si evince molta confusione infatti la copertura finanziaria necessaria al sostegno degli incentivi per le fonti di energia rinnovabile attraverso l’erogazione dei famosi contributi Conto Energia è garantita da un prelievo tariffario obbligatorio (denominato A3) presente sulla bolletta di ogni utenza elettrica (pesa per il 4% in quelle domestiche e per il 6% in quelle industriali). Pertanto non è lo Stato con la fiscalità diffusa che sostiene i contributi al fotovoltaico quanto piuttosto tutti coloro che sono intestatari di un’utenza elettrica e ne pagano il relativo servizio di erogazione. Sino ad oggi gli italiani (generalmente parlando) sono stati molto scettici nell’investire in questo settore, pur considerando che il nostro Paese vanta il miglior irraggiamento solare nelle regioni meridionali di qualsiasi altro paese europeo.

La reticenza degli italiani è stata ampiamente battuta dall’intraprendenza e lungimiranza di una moltitudine di investitori esteri (soprattutto fondi di investimento) che hanno investito sul territorio italiano milioni e milioni di euro, cavalcando proprio la diffidenza italiana. Il fotovoltaico in Italia è forse uno dei pochi settori in cui ha ancora senso investire, non è un caso che il nostro Paese garantisca la migliore reddittività del mondo (tra il 15 ed il 18% su base annua). Persino nella mia regione in provincia di Rovigo è stato recentemente completato uno tra i più grandi impianti fotovoltaici a terra di tutta Europa: sorprende sapere che l’investimento di oltre 270 milioni di Euro è stato effettuato dalla First Reserve, notissima società di investimento statunitense.

Nella mia modesta dimensione imprenditoriale, se rapportata ai numeri di questi giganti del mondo finanziario, attraverso la holding di investimento che amministro sono riuscito a replicare la medesima architettura finanziaria della First Reserve ovvero investire in un sottostante non cartaceo che possa produrre flussi di cassa a prescindere dalle oscillazioni dei mercati finanziari. L’operazione che ad oggi rappresenta un vanto del microcapitalismo italiano, dimostra che anche il piccolo, se si organizza e si aggrega, può spuntare rendimenti finanziari non replicabili dai tradizionali prodotti del risparmio gestito. Rimango invece molto scettico sulla scelta di preferire il diritto di superfice all’acquisto del terreno su cui si è deciso di installare l’intera infrastruttura fotovoltaica.

Nello specifico la stragrande maggioranza di chi investe sul fotovoltaico usufruisce del diritto di superfice a 20 anni concesso dal proprietario del terreno: questa scelta potrebbe generare un dannoso effetto boomerang sulla redditività complessiva dell’operazione alla fine del periodo di concessione, infatti nessuno al momento può sapere se sarà oggettivamente conveniente smaltire i moduli fotovolatici oppure se converrà lasciarli continuare a produrre (variante economicamente possibile e conveniente solo per chi ha scelto di acquisire anche il terreno su cui è sito l’intero parco solare, cosa tra l’altro che io stesso ho preferito).

Per quanto riguarda il cosidetto “impatto ambientale” preferisco di gran lunga trovarmi a vivere di fianco ad un impianto fotovolatico piuttosto che avere come vicino di casa un sito per lo smaltimento dei rifiuti (leggasi termovalorizzatore) o una centrale termonucleare. I moduli fotovoltaici di ultima generazione a distanza di 30 anni subiranno forse un degrado di efficienza di appena il 25 %, pertanto quando il costo dell’energia elettrica sarà abbondamente salito (nel 2040 saremo oltre 9 miliardi di persone), a distanza di anni dalla fine del piano di incentivazione, chi si troverà ad avere un parco solare su terreno di proprietà potrà vantarsi di possedere una piccola miniera a cielo aperto.

Fonte: www.eugeniobenetazzo.com

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Pmi d'Europa: niente ripresa 2011

Pubblicato da jacarta su 10 gennaio 2011

Crisi 2010-2011

Le Pmi europee dinanzi alla crisi sono tra le meno ottimiste al mondo per il 2011, guardando ai mercati emergenti come unica salvezza.

La crisi è ben lontana dall’essere finita, nonostante i proclami di fiducia 2010, che inneggiavano ad un ipotetico inizio della ripresa: il 2011 sarà segnato ancora caratterizzato da problemi economici gravi, soprattutto per le Pmi in Europa che, secondo le ultime rilevazioni Grant Thornton, mostrano i livelli di fiducia più bassi al mondo.
La ricerca, relativa all’ultimo trimestre 2010, è stata effettuata su un campione di 5.700 aziende medio piccole attive in 39 principali mercati mondiali nei settori Manifatturiero, Servizi, GDO, Immobiliare e vari.

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Fonte: www.pmi.it – Noemi Ricci

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Rinnovabili: agevolazioni IVA per piccoli impianti

Pubblicato da jacarta su 30 agosto 2010

Nuove indicazioni per la fruizione degli sgravi fiscali in relazione agli incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili: niente IVA per piccoli impianti ad uso domestico

IVA Agenzia Entrate

Non solo Fotovoltaico: la nuova risoluzione 88/E dell’Agenzia delle Entrate specifica le modalità di agevolazione fiscale per i contribuenti (persone fisiche ed enti non commerciali) che produrranno energia da fonti rinnovabili non da fonte solare per uso esclusivamente personale.

Niente IVA da pagare sulla tariffa fissa omnicomprensiva versata da GSE (Gestore dei Servizi Energetici) per la produzione di energia elettrica da piccoli impianti entro i 20Kw.

Ai fini fiscali, pertanto, la cessione dei crediti da parte del GSE rientra tra i redditi diversi e non concorre ai fini della tassazione diretta nel reddito d’impresa.

La clausola per godere dell’incentivo? L’energia verde prodotta dovrà esclusivamente alimentare la sede dell’azienda o l’abitazione privata, senza essere rivenduta sul mercato.

Ipotesi, quest’ultima, che implicherebbe invece per l’azienda o il contribuente individuale una tassazione da esercizio di lavoro o attività commerciale sul corrispettivo versato dal GSE, su cui andrebbe perciò pagata l’IVA.

La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate spiega infatti che l’eventuale immissione in rete di energia rinnovabile non auto-consumata costituisce attività commerciale anche quando è effettuata da persone fisiche o enti non commerciali, e non solo da contribuenti che svolgono attività commerciale o di lavoro autonomo.

Fonte: PMI.IT – Alessandra Gualtieri

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ComUnica: 180mila imprese nate via Web ComUnica: 180mila imprese nate via Web

Pubblicato da jacarta su 30 agosto 2010

Si è dimostrata un successo la nuova procedura telematica di avvio d’impresa: dal primo aprile, un milione di pratiche hanno viaggiato in Rete

UnionCamere

Bilancio positivo per ComUnica, la nuova procedura telematica di avvio d’impresa, e di comunicazione nascita, cessazione o variazione dell’attività, inaugurata lo scorso primo aprile.

I dati Unioncamere e Infocamere parlano chiaro: 182.581 imprese nate via Web, di cui oltre 103mila (57%) subito operative.

Altre 624.677 pratiche telematiche hanno riguardato invece comunicazioni sullo stato dell ‘ impresa (cessazione o variazione dell’attività). In tutti, sono state dunque un milione circa le pratiche che hanno viaggiato in Rete, verso Camere di commercio, Inps, Inail, Agenzia delle Entrate e Registro Imprese.

Tra i soggetti coinvolti sono state soprattutto le società a ricorrere a ComUnica, inviando il 67,4% di tutte le pratiche virtuali spedite online alle Camere di Commercio.

Per iscrizione, modifica o cancellazione – da parte di aziende e intermediari abilitati – si parla di una media di circa 8mila richieste al giorno. Ha commentato così il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello:«Dalla data di avvio al 31 luglio sono state oltre 945.000 le pratiche ComUnica inviate alle Camere di Commercio attraverso il sito www.registroimprese.it, il che ci conferma quanto le aziende, soprattutto piccole e medie, considerino essenziale questo nuovo strumento di snellimento delle pratiche burocratiche e di semplificazione amministrativa».

Fonte: Pmi.it – Alessandra Gualtieri

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Rapporto Industria 2010: ripresa solo per il 30% delle Pmi

Pubblicato da jacarta su 20 maggio 2010

Solo un terzo delle piccole e medie imprese italiane riuscirà a riemergere dalla crisi entro il 2012. Lo dice il Rapporto Industria 2010 della Cisl, che evidenzia le difficoltà nei fatturati delle aziende e il rischio occupazionale per i lavoratori

Economia in Crisi

La crisi tiene ancora le imprese italiane sotto scacco e la situazione non cambierà nemmeno nei prossimi anni. Lo dice il Rapporto Industria 2010, presentato ieri dal segretario nazionale Cisl Raffaele Bonanni, e dal segretario confederale Luigi Sbarra.

Secondo il 7° Rapporto Industria Cisl, il 66% delle Pmi non riuscirà ad agganciarsi alla ripresa internazionale.

Dati in controtendenza rispetto alle più ottimistiche stime recenti: solo il restante 33% delle aziende, grazie anche ad un nuovo impulso delle esportazioni, riuscirà a rimettersi in carreggiata, registrando un bilancio estero migliore rispetto al -21% del 2009.

Le ricadute negative sulla situazione occupazionale penalizzerà i dipendenti, dopo aver già mandato a casa 350mila lavoratori, (il 7% degli occupati) senza considerare le attività di sostegno della cassa integrazione guadagni.

Dal punto di vista territoriale le regioni più colpite risultano la Lombardia con il 25,2% degli occupati e il 31,9% delle ore di cassa integrazione, e il Piemonte con il 9,9% degli occupati e il 17,5% delle ore.

Male il comparto metallurgico, che segna un triste incremento del 854,7% della cassa integrazione ordinaria e straordinaria, e il meccanico +411,1%. In forte difficoltà anche altri settori, tra cui il legno (+363,3%) e il chimico, petrolchimico e materie plastiche (+308,1%).

Fonte: PMI.IT – Alessandro Vinciarelli 19.05.2010

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Trenitalia, la concorrenza punta sul web 2.0

Pubblicato da jacarta su 17 marzo 2010

Italo vy NTV

La prima vera concorrente italiana di Ferrovie dello Stato SpA punta tutto sulla comunicazione e lo fa proponendo i suoi migliori contenuti multimediali per condividerli con tutto il popolo della Rete

Dopo aver avviato i test dei suoi treni ad alta velocità, Ntv (acronimo di Nuovo Trasporto Viaggiatori) si appresta a far conoscere al mondo tutti i segreti della sua innovativa concezione del trasporto su rotaia.

L’idea è quella di una vera e propria strategia di comunicazione web che cavalca lo stile 2.0 dei blog e approda al mondo delle community con lo scopo di creare un luogo virtuale dove tutti i viaggiatori possano condividere le proprie esperienze online, ma soprattutto “on the way“.

Per far questo, ad un anno dall’entrata in funzione delle prime tratte, Ntv ha aperto un canale su YouTube e un profilo fotografico su Flickr. I primi aggiornamenti sono arrivati da “Italo“: il nuovissimo treno della flotta Ntv, il cui nome è stato scelto da 36 mila utenti che hanno votato dal 10 al 16 novembre 2009 sul sito ufficiale della società.

C’è poi quello che, per antonomasia, rappresenta il 2.0 ovvero il blog (di Italo). Protagonista è, ancora una volta, il primo nato in casa Ntv, ma c’è spazio anche per i test dei nuovi prototipi, con video che documentano la costruzione dei altri 25 treni della flotta, in corso negli stabilimenti di Savigliano e La Rochelle.

Nella prima metà del 2011 vedranno la luce le prime “carrozze cinema” mentre l’intero convoglio sarà connesso ad Internet attraverso un collegamento satellitare, a detta dei realizzatori, unico al mondo. Non mancheranno però i tradizionali sistemi wireless (Umts e Wifi).

Anche Ntv, come ha già fatto Trenitalia, ha pensato ad un “portale di bordo” che farà da gateway e da file server. Italo manderà in pensione anche la vecchia locomotiva: infatti, la motorizzazione sarà ripartita su tutto il convoglio. Il polo tecnologico per la manutenzione sorgerà a Nola, in provincia di Napoli. Sarà quindi anche un’opportunità di lavoro principalmente per tecnici e ingegneri del Sud Italia.

Fonte: Pubblicaamministrazione.net – di Lorenzo Gennari

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Ricerca industriale, sbloccato 1mld di fondi

Pubblicato da jacarta su 5 febbraio 2010

 L’Italia è indietro nella R&S, tanto da richiedere un intervento d’urgenza: 1 miliardo di euro in arrivo, con la riallocazione di risorse nel Fondo Agevolazioni alla Ricerca (FAR) 2009. Si attende ora la publicazione in G.U.

Con il decreto ministeriale firmato dalla responsabile dell’Istruzione Mariastella Gelmini, è stato sbloccato un miliardo di euro in fondi per la ricerca industriale. Il Fondo Agevolazioni alla Ricerca (FAR) 2009 è ora in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Il plafond si articola in 546,7 milioni di credito agevolato e 522,7 milioni tra contributi in conto capitale e credito d’imposta, derivanti da ri-allocazione di risorse esistenti.

Due i filoni di risorse che confluiranno nel FAR 2009: uno del valore di 816,5 milioni di euro di derivazione nazionale, di cui 447,9 milioni provenienti dai fondi FAR precedenti inutilizzati. L’altro, di 252,4 milioni, deriva dalle aree depresse.

Tre i percorsi individuati dal decreto ministeriale 593 del 2000:

  • percorso bottom up, destinata ai progetti di ricerca industriale che prevedano innovazioni di prodotto, di processo o di servizi o di formazione. Appositi organismi ministeriali valuteranno le proposte delle aziende;
  • percoso top down di natura negoziale, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca effettuerà un’attività di programmazione o di concerto con altri enti pubblici alla quale le imprese saranno tenute a rispondere;
  • erogazione in via automatica di contributi alle Pmi che compiano attività di incentivazione alla ricerca industriale, ad esempio assumendo ricercatori, o concedendo borse di studio per dottorati, o ospitando personale distaccato da università o enti pubblici.

Circa la metà del fondo sarà destinato alla creazione di uno sportello per le aziende per la gestione di un fondo rotativo da 510 milioni di euro, secondo i requisiti di accesso che saranno definiti da un successivo decreto ministeriale. Il finanziamento prevede la restituzione del prestito ottenuto in 10 anni con un tasso agevolato dello 0,5%.

Cinque le tipologie di progetti finanziabili: ricerca in ambito nazionale, programmi intergovernativi di cooperazione, formazione di ricercatori o di tecnici nel settore industriale e ristrutturazione dei centri di ricerca.

Alle iniziative di programmazione negoziata sono destinati 290 milioni sotto forma di contributi in conto capitale, dei quali 100 milioni sono già stati impegnati per favorire la partecipazione delle aziende del Centro-nord nel primo bando del Pon “Ricerca e competitività 2010-2013″.

Infine, 95 milioni di euro saranno destinati alle iniziative di riorientamento e recupero di competitività di strutture di ricerca industriale, incluse le attività di formazione, 74 milioni ai bandi del Miur, 50 milioni all’assunzione di ricercatori e l’erogazione di borse di studio, 10 milioni alle attività di spin-off di docenti universitari o ricercatori che costituiscano un’apposita società.

Il ministro Gelmini ha precisato che i fondi saranno destinati «solo a progetti di qualità e in senso meritocratico. È finita l’epoca dei finanziamenti a pioggia».

Fonte: PMI.IT

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