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Wi-Fi libero libero: aboliti obblighi del decreto Pisanu

Pubblicato da jacarta su 5 gennaio 2011

Wi-Fi senza limiti

Wi-Fi libero: con il Milleproroghe in G.U. sono stati eliminati i pesanti obblighi del Decreto Pisanu. Cosa cambia per utenti e gestori di Internet Point?

Dopo le numerose battaglie, dal primo gennaio 2011 il Wi-Fi in Italia è diventato finalmente libero. Grazie Decreto Milleproroghe, approvato da Consiglio dei Ministri e ora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, vengono infatti eliminati gli obblighi del Decreto Pisanu. Cosa cambia quindi per utenti e gestori di Internet Point?

Decade l’obbligo di chiedere licenza al Questore per la creazione di un hotspot pubblico da parte di bar, ristoranti, hotel, circoli, ecc. (purché la fornitura dell’accesso non costituisca la principale attività). Attenzione però: l’obbligo rimane per gli Internet Point, ma solo fino al 31 dicembre 2011.

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Fonte: www.pmi.it – Tullio Matteo Fanti

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L'ANNO CHE VERRA' – 2011: ultimo treno per l'Ict italiano

Pubblicato da jacarta su 16 dicembre 2010

L'ultimo Treno ICT per l'Italia

Gli analisti: ripresa o precipizio. Il prossimo anno i progetti E-gov e Ngn alla prova dei fatti: “Se non si va avanti si rischia un gap incolmabile con gli altri Paesi”

Era stato annunciato come l’anno della ripresa. Ma il perdurare degli effetti della crisi, la contrazione della spesa e degli investimenti in Ict e il mancato stanziamento delle risorse pubbliche, più volte promesse, a partire da quelle per la banda larga, hanno definitivamente spento gli entusiasmi e soprattutto costretto a rivedere al ribasso le aspettative sull’anno che verrà.
Il 2011 sarà un altro anno duro per il comparto Ict. Il 2010 non è andato malissimo rispetto ad un 2009 passato alla storia come annus horribilis. Ma se il confronto è con l’andamento delle principali economie occidentali, allora la situazione può dirsi disastrosa.

Secondo le stime di chiusura annunciate da Idc al Corriere delle Comunicazioni, il 2010 dell’Ict italiano chiuderà a quota -0,4%. Non sono dunque bastati i segnali di ripresa dell’ultimo semestre a garantire l’inversione di rotta. In Europa occidentale l’anno si chiude a +0,7% e a livello globale si registra un + 3,7%, grazie alle dinamiche dei paesi emergenti.
È il mercato delle Tlc a soffrire di più con una flessione del 2,5%, dovuta principalmente alla forte contrazione dei ricavi nel segmento fisso. L’area dei servizi dati mobile vede una buona crescita degli utenti di servizi broadband, smartphone, tablet, notebook e Internet keys. Tuttavia questa crescita – puntualizza Idc – non compensa il progressivo rallentamento dei ricavi degli operatori, ancora molto legati ai servizi voce.

Il dato negativo delle Tlc è in parte compensato dall’andamento dell’IT, a +2,3%, ma nel 2010 si è però registrata una sofferenza, in linea con il trend europeo, per quel che riguarda i servizi . Il segmento hardware segna una ripresa degli investimenti in conto capitale per rinnovi o upgrade, dopo quasi due anni di congelamento dovuti alla crisi, e all’aumento della domanda di converged mobile devices, infrastrutture di rete e pc.

Per il 2011 Idc prevede calma piatta: il mercato Ict “crescerà” dello 0,2% “la performance di crescita peggiore tra le maggiori economie europee”.

Nonostante ciò, il 2011 sarà un anno fondamentale. “ Le strade possibili sono solo due: o l’Italia riuscirà definitivamente a riprendersi oppure accumulerà un ritardo cronico incolmabile”, sottolinea Federico Ciccone, partner associato di Analysys Mason. Sul piatto ci sono alcune questioni strategiche per il rilancio del Paese: “Da un punto di vista delle politiche governative, bisognerà fare i conti con il piano fibra ossia con la sua effettiva implementazione. E anche per il piano e-gov sarà un anno fondamentale in termini di roll out dei servizi”. L’approdo di Amazon in Italia “avrà un impatto determinante sul fronte dell’avvento di applicazioni e servizi di nuova generazione”, continua Ciccone. E c’è grande attesa anche per il debutto della Apple Tv “che in Italia arriverà più tardi che in altri Paesi, ed è destinata anch’essa a impattare sul mercato delle apps”.

Riflettori puntati anche sulla banda larga mobile che però dopo l’esplosione del 2010 subirà un certo rallentamento. “L’Italia manterrà il primato, anche grazie al traino di nuovi device, come i tablet, ma gli operatori dovranno iniziare a monetizzare i servizi per far fronte alla riduzione complessiva del fatturato”. Secondo le stime di Analysys Mason l’Arpu mobile complessivo (voce e dati) in Italia sarà di 18,9 euro nel 2011 rispetto ai 19,6 del 2010 ed i 21 del 2009. E il fatturato complessivo si attesterà a 42,6 miliardi contro i 42,7 stimati per fine 2010 (dai 43,9 del 2009). E va proprio in questa direzione la diversificazione dei piani tariffari sulla base della quantità di Mb, che di fatto manderà in pensione il modello flat. Sul fronte del broadband fisso l’Italia sconta un grosso gap con gli altri Paesi occidentali anche se la principale causa è rappresentata dalla carenza della domanda più che dal ritardo infrastrutturale.

“È il momento delle scelte coraggiose”, sottolinea Paolo Angelucci, presidente di Assinform. “La nostra preoccupazione non riguarda tanto le performance dell’anno in corso, che già prevedevamo ridotte, quanto le iniziative da prendere ora, affinché le grandi potenzialità dell’IT, quarto settore industriale italiano con oltre 380.000 addetti, motore dell’innovazione e di occupazione qualificata, possano essere colte dal Paese, per avviare una fase di crescita competitiva nel 2011”. Ma per la svolta, secondo Assinform, occorrono provvedimenti di politica industriale stabili, che agiscano sul fronte del credito fiscale e degli incentivi, accompagnati da misure che facilitino l’accesso a finanziamenti bancari.

“La finalità – continua Angelucci – deve essere quella di sostenere sia la domanda IT, premiando le aziende italiane che usano la leva tecnologica per migliorare la propria efficienza/produttività, sia l’offerta di made in Italy tecnologico. In questo contesto vanno favorite fusioni e acquisizioni aziendali con un programma straordinario di ammortizzazione fiscale. Al contempo, le addizionali dall’Irap vanno spostate sull’Ire per stemperare il peso sull’occupazione di questa tassa, particolarmente iniqua per un settore ad alto utilizzo di risorse professionali qualificate quale l’IT”. Determinante anche cambiare le regole delle gare: “I servizi informatici non possono essere acquistati al massimo ribasso, ma per la loro qualità, nell’ambito di un giusto rapporto costi-benefici”.

Fonte: corrierecomunicazioni.it – Mila Fiordalisi

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Satellite Hylas 1 per la banda larga in Europa

Pubblicato da jacarta su 28 novembre 2010

Satellite Hylas 1

Lancio del Satellite Hylas 1

E’ già in orbita Hylas 1, il primo satellite pensato appositamente da e per l’Unione Europea e destinato a fornire di Internet a Banda Larga tutte le zone del Vecchio Continente, soprattutto quelle rurali non raggiunte nemmeno dall’ADSL o dal 3G e dunque stroncate dal digital divide. La missione di Hylas 1 è quella dunque di consentire l’accesso alla banda larga per tutti gli europei, italiani compresi ed è stato messo in orbita sulle nostre teste grazie a una collaborazione con l’ESA (European Space Agency, l’agenzia spaziale europea) partendo dalla tradizionale base in Sud America più precisamente nella Guyana Francese.

Hylas 1 è stato montato su un razzo Arianna 5 che è stato fatto partire dalla base in Guyana Francese (territorio d’oltremare della Francia) raggiungendo in poche ore l’orbita all’altezza desiderata. Con questa innovazione tecnologica sarà possibile fornire di Internet a banda larga tutto il Vecchio Continente, come da mappa qua sopra.

Hanno collaborato al progetto Hylas 1 l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), Avanti Communications e Eads Astrium, per un budget complessivo stimato intorno ai 140 milioni di euro. Oltre a puntare in direzione delle zone rurali italiane aiuterà anche a superare il digital divide in UK, Grecia, Bulgaria, Polonia, Portogallo, Spagna, Francia e tutte le nazioni affacciate. Ma l’Italia – purtroppo vista la situazione e per fortuna visto l’impegno – è in primo piano. Tutto molto bello, però ora attendiamo prezzi e tempistiche del servizio, si dice da 25 euro al mese da Primavera prossima.

Fonte: Tecnocino.it

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L'Icann sceglie i sette "salvatori" della Rete

Pubblicato da jacarta su 24 agosto 2010

Internet Corporation Assigned Name & Number

Organismo Assegnazione nomi a dominio e Ip number

L’organismo che gestisce i domini Web ha affidato ad un pool di super esperti di informatica i codici per ripristinare il funzionamento della Rete in caso di cyber attacco disastroso. A ciascuno un frammento della chiave segreta

Sette uomini, sette super esperti di informatica che entreranno in azione in caso di un super attacco hacker capace di mandare in tilt la Rete. Sono quelli a cui l’Icann ha consegnato il “codice segreto” con cui riattivare la Root Zone , il cuore del sistema Dns (Domain Name System) che collega ogni terminale a un indirizzo IP.

Il processo di ripristino si basa sull’adozione del nuovo protocollo Dnssec (Domain Name System Security Extensions), che segnala eventuali intrusioni nei Dns. In caso di cyber-attacco il sistema lancia un allarme, allertando i 7 “cavalieri” di Internet. Ai Recovery Key Share Holders – questo il nome dato ali membri del team di salvataggio -, sono date due identiche smart card con frammenti del codice segreto. Per far ripartire Internet serve l’utilizzo integrato e contemporaneo di almeno cinque delle carte date in dotazione.

Le chiavi della Rete sono state affidate a Bevil Wooding (Trinidad e Tobago), Dan Kaminsky (Stati Uniti), Jiankang Yao (Cina), Moussa Guebre (Burkina Faso), Norm Ritchie (Canada), Ondrej Sury (Repubblica Ceca) e Paul Kane (Regno Unito). Tutti vantando di una lunghissima esperienza nell’ambito dlell’informatica avanzata; come Kaminsky, noto per i suoi studi sull’avvelenamento di cache Dns e per aver rivelato lo scandalo del rootkit di Sony BMG nel 2005.

Fonte: Corrierecomunicazioni.it 29 luglio 2010 di Federica Meta

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Rapporto Assinform 2010: spesa IT, bene le imprese. Bocciata la PA

Pubblicato da jacarta su 26 maggio 2010

La PA affossa la ripresa economica: è la denuncia del Rapporto Assinform 2010. Mentre riprendono gli investimenti IT aziendali, le lacune hi-tech della PA compromettono la competitività del Sistema Paese

Scuola Digitale

Innovazione Tecnologica

Pessimi i risultati ottenuti dall’Italia nel campo degli investimenti pubblici in innovazione tecnologica (ICT -1,5% e IT -5,4%, solo TLC +1,1%) a scapito di utenti e imprese: lo rivela il Rapporto Assinform 2010. Mentre le aziende tornano faticosamente a investire in IT, il gap tecnologico del Paese con il resto del mondo si allarga: ICT -4,2%, IT -8,1% e TLC -2,3%.

A fare sforzi sono solo le aziende: a fine marzo 2010 in Italia la spesa IT faceva registrare -2,9%, il 4% in più dello stesso periodo 2009 (-6,8%).

Ad investire in IT sono soprattutto le imprese manifatturiere e dei Servizi, in particolare quelle di medie dimensioni, che stanno cogliendo l’invito a credere nei nuovi progetti innovativi e servizi digitali come unico possibile motore dell’economia, a differenza della PA ancora in grave ritardo.

Tra le imprese, l’IT viene infatti visto sì come strumento per ridurre i costi aziendali, ma anche come investimento chiave per l’efficienza e lo sviluppo delle capacità di business delle imprese, grazie a progetti mirati.

I tagli dovuti alla crisi non hanno risparmiato il settore (-8,1% nel 2009), penalizzando soprattutto consulenti e lavoratori indipendenti, anche se Assinform ha rilevato che il 40% (contro il 19% del periodo precedente) dichiara un migliore andamento degli investimenti, con budget IT in crescita a +22%.

Nel 2009 il mercato IT ha segnato -9,5% per l’industria, -10,4% per le banche, -9,4% per il mercato consumer -6,2%, per i trasporti -7,7% e per la distribuzione e servizi -7,5%.

Il gap dell’Italia con il resto del mondo è frutto principalmente dell’arretratezza degli investimenti in IT della PA (-4,3%), penalizzando il Paese intero sul piano della competitività.

Fonte: Pmi.it – di Noemi Ricci martedì 25 maggio 2010

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OIX, la certificazione dell'identità online

Pubblicato da jacarta su 8 marzo 2010

Open identity Xechanger

Open Identity eXCHANGE

Open Identity eXchange è un progetto di collaborazione tra Google, PayPal, Verisign ed altri partner che metterà a disposizione della Pubblica Amministrazione Usa una piattaforma di certificazione dell’identità online

Ridurre le procedure di login, certificare l’identità, garantire la sicurezza degli account e dar così forma ad una procedura univoca per l’accesso ai servizi senza la necessità di una moltitudine di moduli da compilare con nome e password», è questo l’obiettivo di OIX (Open Identity Exchange), la nuova piattaforma di certificazione dell’identità online che sta nascendo grazie alla collaborazione tra Google, PayPal, Equifax, VeriSign, Verizon, CA, e Booz Allen Hamilton.

Il gruppo, che raccoglie anche i contributi di altri partner è organizzato come entità non-profit e si propone come referente per il Governo Usa che faccia incontrare le soluzioni delle imprese del settore con le necessità della Pubblica Amministrazione per le attività online.

In realtà esistono già alcuni meccanismi per risolvere il problema tecnico di utilizzare credenziali identificative su diversi siti web (OpenID su tutti), ma non sono ancora state fugate le perplessità circa il livello di sicurezza che questi sistemi garantirebbero.

OIX invece incontra i requisiti stabiliti dall’Identity, Credential, and Access Management (ICAM) del Trust Framework Provider Adoption Process (TFPAP) dell’amministrazione USA.

La piattaforma inoltre potrebbe essere estesa, in maniera molto semplice, alle altre PA digitali. Tale facilitazione è favorita dal fatto che il progetto non è affatto chiuso (si chiama appunto “Open”) o localizzato, ma anzi si gioverebbe della partecipazione di altri partner mondiali che volessero dare il proprio contributo.

Microsoft, ad esempio, ha già espresso la non ostilità al board OIX, mettendo da parte la rivalità storica con Google e prospettando un ingresso futuro nel progetto.

Fonte: PubblicaAmministrazione.net – Lorenzo Gennari

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OIX, la certificazione dell'identità online

Pubblicato da jacarta su 8 marzo 2010

Open identity Xechanger

Open Identity eXCHANGE

Open Identity eXchange è un progetto di collaborazione tra Google, PayPal, Verisign ed altri partner che metterà a disposizione della Pubblica Amministrazione Usa una piattaforma di certificazione dell’identità online

Ridurre le procedure di login, certificare l’identità, garantire la sicurezza degli account e dar così forma ad una procedura univoca per l’accesso ai servizi senza la necessità di una moltitudine di moduli da compilare con nome e password», è questo l’obiettivo di OIX (Open Identity Exchange), la nuova piattaforma di certificazione dell’identità online che sta nascendo grazie alla collaborazione tra Google, PayPal, Equifax, VeriSign, Verizon, CA, e Booz Allen Hamilton.

Il gruppo, che raccoglie anche i contributi di altri partner è organizzato come entità non-profit e si propone come referente per il Governo Usa che faccia incontrare le soluzioni delle imprese del settore con le necessità della Pubblica Amministrazione per le attività online.

In realtà esistono già alcuni meccanismi per risolvere il problema tecnico di utilizzare credenziali identificative su diversi siti web (OpenID su tutti), ma non sono ancora state fugate le perplessità circa il livello di sicurezza che questi sistemi garantirebbero.

OIX invece incontra i requisiti stabiliti dall’Identity, Credential, and Access Management (ICAM) del Trust Framework Provider Adoption Process (TFPAP) dell’amministrazione USA.

La piattaforma inoltre potrebbe essere estesa, in maniera molto semplice, alle altre PA digitali. Tale facilitazione è favorita dal fatto che il progetto non è affatto chiuso (si chiama appunto “Open”) o localizzato, ma anzi si gioverebbe della partecipazione di altri partner mondiali che volessero dare il proprio contributo.

Microsoft, ad esempio, ha già espresso la non ostilità al board OIX, mettendo da parte la rivalità storica con Google e prospettando un ingresso futuro nel progetto.

Fonte: PubblicaAmministrazione.net – Lorenzo Gennari

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Improduttività per ignoranza informatica nella PA

Pubblicato da jacarta su 24 febbraio 2010

Produttività nella PANella nuova società dell’informazione in cui oggi stiamo vivendo è essenziale il ruolo svolto dal capitale umano assai più che la disponibilità delle infrastrutture

Già nel 1996 la Commissione Europea, in “Living and Working in the Information Society – People First”, aveva sottolineato che nella nuova società dell’informazione in cui oggi stiamo vivendo è essenziale il ruolo svolto dal capitale umano assai più che la disponibilità delle infrastrutture.
Il Ministro Brunetta, a pag.97 di “Rivoluzione in Corso”, concorda pienamente con questa visione: «Innovare non significa procedere all’acquisto di macchinari, prevalentemente informatici, da mettere al servizio delle cose che già si fanno per continuare a farle sempre nello stesso modo. L’innovazione non è solo il servizio che la tecnologia rende a quanti sono addetti alla produzione, anzi, nel campo dei servizi e quindi della PA il soggetto principale dell’innovazione è il servizio stesso. E la testa di chi lo fornisce». Ne consegue che l’attenzione va alla formazione sia per chi è in cerca di occupazione, ma anche per chi è occupato e rischia di diventare “obsoleto” nonostante le qualifiche possedute.

Danzinger, Jenning e Park (in “ICT Training; Center for research on ICT and Organizations” del 1999) sostengono che l’aumento della produttività è in funzione dell’uso che le persone fanno degli strumenti informatici. A questo punto abbiamo gli elementi logici necessari per approfondire la catena: INNOVAZIONE — FORMAZIONE — PRODUTTIVITA’ — SVILUPPO ECONOMICO.

AICA ed SDA Bocconi hanno preso in considerazione la PA centrale per verificare i costi che l’ignoranza informatica dei dipendenti determina in termini di produttività mancata. Uno studio decisamente interessante e fondamentale per conoscere le cifre sul campo. Il punto iniziale da cui dobbiamo partire è sempre l’INNOVAZIONE che si qualifica tale se la spesa che la genera non determina ulteriore spesa, ma risparmi e aumento della produttività. Ma affinchè questo sia possibile è che chi decide di spendere conosca il processo lavorativo della PA e abbia una strategia di cambiamento adeguata.

Nella PA il rapporto tra computer installati e dipendenti informatizzabili è di 1,3. Dall’indagine di AICA-SDA emerge che il 51% degli impiegati pubblici passa più del 60% del proprio tempo lavorativo a contatto con un computer. Inoltre, il 14% della forza lavoro trascorre più dell’80% del proprio tempo lavorativo sul computer. La media generale si attesta al 61% del tempo trascorso al PC.

Per tradurre in valore il costo della improduttività durante il lavoro con il computer occorre conoscere che, secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato, il costo annuale medio di un dipendente della PA centrale ammonta a 45.000 € l’anno. Poichè i dipendenti pubblici risultano perdere circa 1 ora e 10 minuti alla settimana, corrispondente al 3,2% del tempo lavorativo settimanale di 36 h, il valore annuale di perdita ammonta a 1.439 € annui per dipendente. Più nello specifico, il costo dell’ignoranza corrisponde ad una parte del tempo perso al PC(35%). Si tratta infatti della non conoscenza degli strumenti e dell’help dato ai colleghi in difficoltà che in valore ammontano a 504 € annui per dipendente.

Ovviamente, in termini globali le cifre sono da capogiro: accettando la definizione di PA centrale fornita dal CNIPA (vedi la “Relazione annuale sullo stato dell’ICT nella Pubblica Amministrazione Centrale 2008″) il costo si avvicina a 280 milioni di € annui. Come il CNIPA dichiara nel Rapporto 2008 (p.56): «Le postazioni di lavoro disponibili (desktop in uso ai dipendenti, desktop in uso all’esterno e portatili) sono complessivamente circa 600mila, con un lieve incremento (+25.000) rispetto al 2007. In particolare, cresce dell’5,3% il numero di personal computer desktop in uso ai dipendenti con una crescita del 7,5% per le amministrazioni centrali, mentre il dato è in calo del 5,8% per gli enti». La conclusione non può che essere la seguente: occorre investire in formazione piuttosto che in infrastruttura (ovviamente senza dimenticare il problema dell’obsolescenza).

Nelle indagini condotte da AICA-SDA su imprese industriali, nel settore sanitario e in quello bancario, emerge una relazione di causa-effetto tra formazione informatica ed aumento di produttività da una parte e riduzione dei costi dovuti all’ignoranza informatica. Per quanto attiene al settore pubblico, AICA-SDA individuano nell’indagine una riduzione media del tempo di lavoro in seguito alla frequenza di Corsi di formazione ECDL del 5%. Di converso, si tratta di un aumento di produttività del 5% che, sulla base del costo medio di un dipendente pubblico, può essere valorizzata in 1374 € l’anno per addetto. Estrapolando al sistema PA la cifra diventa decisamente importante: 715 milioni di euro sulla base della definzione di PA del CNIPA.

A fronte di questo incremento di produttività occorre considerazione la riduzione del livello di ignoranza che, come abbiamo suindicato, era valorizzabile in 504 € in termini di costo. Dopo la frequenza ai Corsi di formazione è possibile riscontrare una riduzione pari a 146 €. Il totale beneficio ammonta pertanto a 1374 + 146 = 1500 € annui per dipendente. Per il calcolo del ROI (Return on investment) dobbiamo rapportare la cifra di 1500 (che posssiamo estendere in un triennio) al costo una tantum per dipendente del corso di formazione: ( 1500 x 3 ) / 300 = 15. In sostanza il 1500%!

Il ritorno economico dell’investimento in formazione è evidente ed indica una priorità nell’azione di chi deve stabilire la strategia della “Rivoluzione in corso”.

Fonte: PubblicaAmministrazione.net – Stefano Gorla

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Browser, una battaglia rovente come l'estate

Pubblicato da jacarta su 25 luglio 2009

La guerra dei browser non è mai stata tanto rovente come in questo periodo. Nel giro di pochi mesi, infatti, si sono avvicendati i rilasci di Internet Explorer 8, Safari 4, Google Chrome 2.0 e, poco più di una settimana fa, Firefox 3.5. Della nuova generazione di browser farà presto parte anche Opera 10, attualmente in avanzata fase di beta testing.
È dunque più che mai interessante dare uno sguardo alle ultime statistiche di diffusione dei software di navigazione web, sia per verificarne l’attuale posizione sul mercato sia per osservare con quanta velocità gli utenti aggiornano i rispettivi browser.

Secondo i dati preliminari di giugno 2008 divulgati ai media da Net Applications, e di prossima pubblicazione qui, Internet Explorer ha una quota di mercato globale del 65,6 per cento contro il 68,2 di fine 2008. Firefox segue con una quota del 22,1, guadagnando 1,2 punti percentuali. Crescita analoga anche per Safari, che passa dal 7,8 al 9 per cento, e per Chrome, che dall’1 si assesta al 2 per cento.

Sebbene Firefox 3.5 abbia già superato, per diffusione, il suo più giovane rivale Chrome, Net Applications fa notare che Firefox si trova ormai da diversi mesi in una posizione di stallo: negli ultimi sei mesi il browser di Mozilla è cresciuto di appena un punto percentuale, e rispetto a tre mesi fa, quando registrava una quota del 22,44 per cento, ha persino perso qualcosina.

Più o meno stabile anche la posizione del leader di mercato, Internet Explorer, segno che IE8 sta assolvendo al suo compito: arginare “la fuga” di utenti e dare a Microsoft il tempo di concepire un browser completamente nuovo per l’era del cloud computing.

Tra i browser a maggior crescita c’è Safari, che il 4 luglio ha fatto registrare un picco di oltre il 12 per cento grazie soprattutto ai download della nuova versione 4.0, a cui hanno già migrato più della metà dei suoi utenti. I numeri indicano infine che Chrome ha oggi fra i 15 e i 20 milioni di utenti regolari.

Vale sempre la pena ricordare che le statistiche di diffusione dei browser possono variare anche notevolmente da un paese o da un continente all’altro. Dati più mirati, in tal senso, li fornisce StatCounter, che permette di osservare le quote e i trend di mercato dei vari browser (anche mobili) per zona geografica e con differenti finestre temporali. La classifica europea di questo primo scorcio di luglio mostra un testa a testa tra IE e Firefox, con il primo al 46,3 e il secondo al 40 per cento. Seguono Opera con il 7, Chrome con il 2,9 e Safari con il 2,8 per cento. Dati molto diversi da quelli del Nord America, dove IE detiene ancora saldamente la leadership con il 56 per cento e Firefox si posiziona al 32.

Fote: Punto-Informatico.it

Situazione attuale diffusione dei browser in Italia

StatCounterGlobal

Source: StatCounter Global Stats – Browser Market Share

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Browser, una battaglia rovente come l'estate

Pubblicato da jacarta su 25 luglio 2009

La guerra dei browser non è mai stata tanto rovente come in questo periodo. Nel giro di pochi mesi, infatti, si sono avvicendati i rilasci di Internet Explorer 8, Safari 4, Google Chrome 2.0 e, poco più di una settimana fa, Firefox 3.5. Della nuova generazione di browser farà presto parte anche Opera 10, attualmente in avanzata fase di beta testing.
È dunque più che mai interessante dare uno sguardo alle ultime statistiche di diffusione dei software di navigazione web, sia per verificarne l’attuale posizione sul mercato sia per osservare con quanta velocità gli utenti aggiornano i rispettivi browser.

Secondo i dati preliminari di giugno 2008 divulgati ai media da Net Applications, e di prossima pubblicazione qui, Internet Explorer ha una quota di mercato globale del 65,6 per cento contro il 68,2 di fine 2008. Firefox segue con una quota del 22,1, guadagnando 1,2 punti percentuali. Crescita analoga anche per Safari, che passa dal 7,8 al 9 per cento, e per Chrome, che dall’1 si assesta al 2 per cento.

Sebbene Firefox 3.5 abbia già superato, per diffusione, il suo più giovane rivale Chrome, Net Applications fa notare che Firefox si trova ormai da diversi mesi in una posizione di stallo: negli ultimi sei mesi il browser di Mozilla è cresciuto di appena un punto percentuale, e rispetto a tre mesi fa, quando registrava una quota del 22,44 per cento, ha persino perso qualcosina.

Più o meno stabile anche la posizione del leader di mercato, Internet Explorer, segno che IE8 sta assolvendo al suo compito: arginare “la fuga” di utenti e dare a Microsoft il tempo di concepire un browser completamente nuovo per l’era del cloud computing.

Tra i browser a maggior crescita c’è Safari, che il 4 luglio ha fatto registrare un picco di oltre il 12 per cento grazie soprattutto ai download della nuova versione 4.0, a cui hanno già migrato più della metà dei suoi utenti. I numeri indicano infine che Chrome ha oggi fra i 15 e i 20 milioni di utenti regolari.

Vale sempre la pena ricordare che le statistiche di diffusione dei browser possono variare anche notevolmente da un paese o da un continente all’altro. Dati più mirati, in tal senso, li fornisce StatCounter, che permette di osservare le quote e i trend di mercato dei vari browser (anche mobili) per zona geografica e con differenti finestre temporali. La classifica europea di questo primo scorcio di luglio mostra un testa a testa tra IE e Firefox, con il primo al 46,3 e il secondo al 40 per cento. Seguono Opera con il 7, Chrome con il 2,9 e Safari con il 2,8 per cento. Dati molto diversi da quelli del Nord America, dove IE detiene ancora saldamente la leadership con il 56 per cento e Firefox si posiziona al 32.

Fote: Punto-Informatico.it

Situazione attuale diffusione dei browser in Italia

StatCounterGlobal

Source: StatCounter Global Stats – Browser Market Share

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