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Splashtop e si è subito connessi ad Internet prima di caricare il sistema operativo

Pubblicato da jacarta su 25 luglio 2009

Splashtop risederà sul BIOS

Splashtop risiederà sul BIOS

Splashtop è una nuova tecnologia che permetterà ai computer di connettersi ad Internet già in fase di avvio e precariamento del sistema operativo.

Annunciata in questi giorni, ed in arrivo a settembre, Splashtop sarà presente sui netbook e notebook di varie aziende: sono già in lista di attesa case produttrici come Lenovo, HP, Asus, Acer e Sony. Caricato nel BIOS, Splashtop mostrerà in pochi secondi una schermata attraverso la quale sarà possibile compiere ricerche sul web o attivare un browser.

I motori di ricerca predefiniti saranno Yahoo negli Stati Uniti e Giappone, Baidu in Cina e Yandex in Russia. Oltre al motore di ricerca, Splashtop consentirà l’avvio di applicazioni come Skype e i link ai servizi online di condivisione foto e streaming musicale. Ovviamente sarà anche possibile impostare un motore di ricerca diverso, come Google o Bing. Per adesso non ci sono altre indicazioni su questa misteriosa tecnologia, pertanto rimaniamo in attesa di aggiornamenti da mostrarvi. Potete vedere un video di dimostrazione del servizio, subito dopo il salto.

Fonte: Donloadblog.it

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Niente Windows 7 per 6 aziende su 10

Pubblicato da jacarta su 14 luglio 2009

windowssevenSi avvicina il lancio del sistema operativo Microsoft ma quasi il 60% delle imprese coinvolte nel sondaggio Scriptlogic non passerà a Windows 7: il 42,7% per problemi di budget, il 39,1% per paura di incompatibilità

Dopo il poco amato Windows Vista Microsoft si appresta a lanciare il suo successore, Windows 7, su cui la casa di Redmond ripone grandi aspettative di riscatto.

Nonostante le recensioni positive degli esperti, però, secondo un sondaggio, ScriptLogic molte aziende non passeranno a Seven.

La motivazione principale sembra essere per il 42.7% la mancanza di budget.

L’attuale stretta economica porta gli imprenditori a investimenti più prudenti e a limitare i rischi potenziali di un upgrade o un cambio di piattaforma.

Il 39.1% teme infatti problemi di compatibilità con gli attuali software in uso, già sperimentate con Vista.

Più nello specifico, sonosei aziende su dieci (59.3%) a dichiarare di non avere affatto in programma di passare a Windows 7, mentre il 34% intende farlo entro il 2010.

Solo il 5.4% si dichiara intenzionato a effettuare l’aggiornamento entro fine anno e l’1.4% di aver già sperimentato Windows 7.

Fonte: Pmi.it

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Google annuncia un sistema operativo – Chrome OS

Pubblicato da jacarta su 11 luglio 2009

Chrome OS

Chrome OS

Google: in arrivo l’anti-Windows

Google ha annunciato che offrirà un proprio sistema operativo gratuito per personal computer, alternativo a quelli esistenti: il principale bersaglio in termini di concorrenza è Windows, ma anche Mac OS X di Apple e Linux sono nel mirino. Il paradosso è che questa nuova creatura di Google, battezzata Chrome OS, è figlia proprio di Linux.
Non preoccupatevi, comunque, per le vostre prossime scelte informatiche: si tratta di un semplice annuncio. Al momento non è possibile acquistare un computer dotato di Chrome OS: i primi esemplari saranno disponibili, secondo il comunicato ufficiale di Google, “nella seconda metà del 2010″. Il sistema operativo in sé sarà scaricabile da Internet “nei prossimi mesi di quest’anno”.

Chrome OS sarà piuttosto differente dai sistemi operativi concorrenti: è concepito per essere leggero, veloce e soprattutto basato su Internet. Invece di installare programmi, gli utenti di Chrome OS useranno le applicazioni presenti in Rete. Niente client di posta: si andrà alla pagina Web di Gmail. Niente programma di scrittura, niente spreadsheet: si userà Google Docs. E così via.

Questo permetterà alcuni grandi vantaggi per l’utente: non saranno necessari computer potenti, perché l’elaborazione verrà effettuata dai computer di Google; non sarà necessario effettuare la configurazione, la manutenzione e l’aggiornamento dei programmi, perché se ne occuperà Google; i dati saranno accessibili da qualunque computer (a patto di conoscere le chiavi d’accesso) e saranno al sicuro sui server di Google. Se vi si guastasse il computer o ve lo rubassero, oggi quanto tempo ci mettereste a ripristinare tutto e tornare al lavoro (ammesso di avere un backup dei dati)? Chrome OS promette di eliminare tutti questi problemi.
Si tratterà, dice l’annuncio ufficiale, di un sistema operativo leggero e minimalista: praticamente lo stretto indispensabile per avviare il computer, gestire le sue periferiche e affacciarsi a Internet con un browser (Google Chrome, già disponibile per Windows), attraverso il quale si accederà alla posta, alle applicazioni e ai dati.
Chrome OS funzionerà sui comuni processori tipo x86 (quelli presenti nei normali computer odierni) e sui processori ARM dei telefonini evoluti. Sarà basato su un kernel di Linux (non si sa quale, per ora) e quindi il suo codice sorgente sarà aperto e ispezionabile. In altre parole, la gran fanfara mediatica riguarda in sostanza una distribuzione di Linux ridotta all’osso e marchiata Google.
La differenza importante è che Chrome OS beneficerà delle risorse economiche e del potere contrattuale di Google per indurre i fabbricanti di computer e periferiche a fornire prodotti hardware e software compatibili con Linux, a preinstallare questo sistema operativo al posto di Windows, cosa che finora è avvenuta in ben pochi casi, e attingerà al talento del personale di Google per offrire un’interfaccia utente pulita e professionale (come del resto già si trova in varie distribuzioni di Linux, come Ubuntu). Secondo le FAQ di Chrome OS, Google è già al lavoro con Acer, Adobe, ASUS, Freescale, Hewlett-Packard, Lenovo, Qualcomm, Texas Instruments e Toshiba per la commercializzazione di computer dotati del suo sistema operativo.
In tutto il clamore possono restare inevase due domande di fondo. La prima è la compatibilità: quello che si fa con Chrome OS sarà leggibile e utilizzabile da chi andrà avanti a usare Windows, Mac OS X o Linux? Sì, a patto di usare un browser conforme agli standard. A differenza delle applicazioni tradizionali, che funzionano soltanto su uno specifico sistema operativo e vanno quindi prodotte in versioni differenti per Mac, Windows e Linux, le applicazioni via Web di Chrome OS saranno infatti indipendenti dal sistema operativo, cosa che costituisce un grande incentivo alla loro realizzazione e che rende molto meno importante di oggi il ruolo del sistema operativo.
Ai più anziani utenti della Rete questo ricorderà qualcosa: Netscape e i suoi piani di rendere irrilevanti i sistemi operativi e di mettere il Web al centro di tutto. In quel caso, il timore di vedersi minare la principale fonte dei propri utili indusse Microsoft a comportamenti estremi, che furono condannati dalle sentenze antitrust statunitensi ma che costarono la vita a Netscape e rallentarono non poco l’evoluzione dell’informatica. Sarà interessante vedere quale sarà la reazione di Microsoft questa volta.
Cosa forse più importante a livello del singolo utente, quest’architettura significa che in realtà non ci sarà alcun bisogno di passare a Chrome OS per averne i benefici (salvo forse la velocità di avvio e la parsimonia di risorse), per cui la compatibilità perfetta potrebbe paradossalmente rivelarsi il maggior freno all’adozione di questo nuovo sistema operativo. Non c’è molto incentivo a migrare a Chrome OS, se tanto tutti i servizi di Google funzionano già con il Mac o Linux o Windows che avete, mentre i programmi e i giochi che conoscete bene non funzionano sotto Chrome OS.
La seconda domanda inevasa è ancora più concreta: se si usa un sistema operativo basato su applicazioni e dati che risiedono su Internet, che si fa quando Internet non c’è?
La risposta in parte c’è già: Gmail, la posta di Google, è già usabile anche senza connessione Internet grazie a Gears. Lo stesso vale per Google Docs. L’obiezione più sottile ai piani di Google riguarda invece le attività informatiche che richiedono un elevato flusso di dati, come per esempio l’elaborazione di foto o video: su connessioni Internet lente, sarebbero un vero supplizio.
Ci sarebbe anche la questioncella della sicurezza, ma dietro a tutto questo c’è una domanda ancora più fondamentale. Vogliamo davvero regalare tutta la nostra posta, tutti i nostri contatti, l’agenda di tutti i nostri impegni, tutti i nostri documenti e presto persino il funzionamento stesso dei nostri computer a una singola azienda?

Fonte: Il Disinformatico- Paolo Attivissimo

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