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OIX, la certificazione dell'identità online

Pubblicato da jacarta su 8 marzo 2010

Open identity Xechanger

Open Identity eXCHANGE

Open Identity eXchange è un progetto di collaborazione tra Google, PayPal, Verisign ed altri partner che metterà a disposizione della Pubblica Amministrazione Usa una piattaforma di certificazione dell’identità online

Ridurre le procedure di login, certificare l’identità, garantire la sicurezza degli account e dar così forma ad una procedura univoca per l’accesso ai servizi senza la necessità di una moltitudine di moduli da compilare con nome e password», è questo l’obiettivo di OIX (Open Identity Exchange), la nuova piattaforma di certificazione dell’identità online che sta nascendo grazie alla collaborazione tra Google, PayPal, Equifax, VeriSign, Verizon, CA, e Booz Allen Hamilton.

Il gruppo, che raccoglie anche i contributi di altri partner è organizzato come entità non-profit e si propone come referente per il Governo Usa che faccia incontrare le soluzioni delle imprese del settore con le necessità della Pubblica Amministrazione per le attività online.

In realtà esistono già alcuni meccanismi per risolvere il problema tecnico di utilizzare credenziali identificative su diversi siti web (OpenID su tutti), ma non sono ancora state fugate le perplessità circa il livello di sicurezza che questi sistemi garantirebbero.

OIX invece incontra i requisiti stabiliti dall’Identity, Credential, and Access Management (ICAM) del Trust Framework Provider Adoption Process (TFPAP) dell’amministrazione USA.

La piattaforma inoltre potrebbe essere estesa, in maniera molto semplice, alle altre PA digitali. Tale facilitazione è favorita dal fatto che il progetto non è affatto chiuso (si chiama appunto “Open”) o localizzato, ma anzi si gioverebbe della partecipazione di altri partner mondiali che volessero dare il proprio contributo.

Microsoft, ad esempio, ha già espresso la non ostilità al board OIX, mettendo da parte la rivalità storica con Google e prospettando un ingresso futuro nel progetto.

Fonte: PubblicaAmministrazione.net – Lorenzo Gennari

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OIX, la certificazione dell'identità online

Pubblicato da jacarta su 8 marzo 2010

Open identity Xechanger

Open Identity eXCHANGE

Open Identity eXchange è un progetto di collaborazione tra Google, PayPal, Verisign ed altri partner che metterà a disposizione della Pubblica Amministrazione Usa una piattaforma di certificazione dell’identità online

Ridurre le procedure di login, certificare l’identità, garantire la sicurezza degli account e dar così forma ad una procedura univoca per l’accesso ai servizi senza la necessità di una moltitudine di moduli da compilare con nome e password», è questo l’obiettivo di OIX (Open Identity Exchange), la nuova piattaforma di certificazione dell’identità online che sta nascendo grazie alla collaborazione tra Google, PayPal, Equifax, VeriSign, Verizon, CA, e Booz Allen Hamilton.

Il gruppo, che raccoglie anche i contributi di altri partner è organizzato come entità non-profit e si propone come referente per il Governo Usa che faccia incontrare le soluzioni delle imprese del settore con le necessità della Pubblica Amministrazione per le attività online.

In realtà esistono già alcuni meccanismi per risolvere il problema tecnico di utilizzare credenziali identificative su diversi siti web (OpenID su tutti), ma non sono ancora state fugate le perplessità circa il livello di sicurezza che questi sistemi garantirebbero.

OIX invece incontra i requisiti stabiliti dall’Identity, Credential, and Access Management (ICAM) del Trust Framework Provider Adoption Process (TFPAP) dell’amministrazione USA.

La piattaforma inoltre potrebbe essere estesa, in maniera molto semplice, alle altre PA digitali. Tale facilitazione è favorita dal fatto che il progetto non è affatto chiuso (si chiama appunto “Open”) o localizzato, ma anzi si gioverebbe della partecipazione di altri partner mondiali che volessero dare il proprio contributo.

Microsoft, ad esempio, ha già espresso la non ostilità al board OIX, mettendo da parte la rivalità storica con Google e prospettando un ingresso futuro nel progetto.

Fonte: PubblicaAmministrazione.net – Lorenzo Gennari

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Imprese "Altra Economia": un mercato da 60 mld di euro Imprese "Altra Economia": un mercato da 60 mld di euro

Pubblicato da jacarta su 22 settembre 2009

In Italia aumentano le Pmi operanti nella cosiddetta Altra Economia: un business profittevole che fa emergere le potenzialità di Finanza etica, Credito cooperativo ed Energie rinnovabili

www.altraeconomia.org

www.altraeconomia.org

Dal “Primo rapporto nazionale sull’Altra Economia“, realizzato da Obi One Coop e presentato in occasione dell’omonimo festival a cura della Regione Lazio, emerge un quadro imprenditoriale dinamico e pieno di opportunità per le Pmi: in controtendenza rispetto alla crisi, le “imprese alternative” producono il 4% del Pil lordo e 60 mld di euro di valore aggiunto, dando lavoro a 1,4 milioni di occupati.

Quali e quante sono le aziende italiane dell’Altra Economia? Parliamo di un bacino di oltre 167.000 imprese e organizzazioni no-profit che ogni anno registrano entrate superiori ai 50mila euro.

E non si parla solo di agricoltura biologica (PIL a 1,3 mld di euro) e Commercio equo e solidale (PIL da 11 milioni di euro), ma anche di Finanza etica ed Energie rinnovabili, Riuso e riciclo dei materiali e software libero.

Ad accomunare le imprese che operano in settori così diversi è il reinvestimento degli utili nell’azienda stessa.

I dati statistici raccolti e rielaborati da Obi One Coop rivela come questo segmento produttivo costituisca oggi per l’economia italiana una interessante leva di sviluppo e ripresa post-crisi, considerato che oltre ai 700mila volontari impiegati l’Altra economia assorbe il 6% degli occupati complessivi nel Paese.

Finanza etica e Credito cooperativo sono ancora settori giovani, ma “pieni di speranze”: 60 imprese, 230 addetti, valore aggiunto di 11 mln di euro per il primo; 430 piccole banche, 30mila addetti e un valore aggiunto di 5 mld di euro per il secondo.

Le Energie rinnovabili è il settore più interessante: in Italia, le fonti rinnovabili soddisfano il 17,1% sul consumo interno lordo di energia elettrica. Le 360 imprese che vi operano, producono e distribuiscono energie alternative per 2,4 mld di euro di valore aggiunto, dando impiego a 11mila occupati.

Il Software Libero occupava a fine 2008 27mila addetti e interessava quasi 6mila imprese, per un valore aggiunto di 1,4 mld di euro.

Tra i nuovi e più profittevoli segmenti spicca tra tutti quello del riuso e riciclo, con 65mila imprese che producono un valore aggiunto di 23 miliardi di euro ogni anno, impiegando 546mila lavoratori. Si tratta di una realtà in forte evoluzione, che non annovera più tra le sue fila soltanto i piccoli artigiani o la cosiddetta “filiera corta” ma si estende fino a divenire sistema industriale.

Alla luce degli incoraggianti dati ci si interroga a questo punto sullo scenario normativo italiano? Fino a che punto l’Altra Economia è sostenuta dall’attuale assetto legislativo? Lo scenario è frammentato.

La Regione Lazio, forte sostenitore delle nuove realtà d’impresa alternative, si è impegnato dal 2005 predisponendo le prime leggi su agricoltura biologica e di software libero e istituendo il Fondo per il microcredito. Quest’anno, inoltre, ha varato la prima legge regionale italiana sull’altra economia, definendone ufficialmente settore, normativa, azioni di sostegno e diffusione, nonché stanziando i primi fondi ad hoc.

Fonte: PMI.it – Alessandra Gualtieri

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Browser, una battaglia rovente come l'estate

Pubblicato da jacarta su 25 luglio 2009

La guerra dei browser non è mai stata tanto rovente come in questo periodo. Nel giro di pochi mesi, infatti, si sono avvicendati i rilasci di Internet Explorer 8, Safari 4, Google Chrome 2.0 e, poco più di una settimana fa, Firefox 3.5. Della nuova generazione di browser farà presto parte anche Opera 10, attualmente in avanzata fase di beta testing.
È dunque più che mai interessante dare uno sguardo alle ultime statistiche di diffusione dei software di navigazione web, sia per verificarne l’attuale posizione sul mercato sia per osservare con quanta velocità gli utenti aggiornano i rispettivi browser.

Secondo i dati preliminari di giugno 2008 divulgati ai media da Net Applications, e di prossima pubblicazione qui, Internet Explorer ha una quota di mercato globale del 65,6 per cento contro il 68,2 di fine 2008. Firefox segue con una quota del 22,1, guadagnando 1,2 punti percentuali. Crescita analoga anche per Safari, che passa dal 7,8 al 9 per cento, e per Chrome, che dall’1 si assesta al 2 per cento.

Sebbene Firefox 3.5 abbia già superato, per diffusione, il suo più giovane rivale Chrome, Net Applications fa notare che Firefox si trova ormai da diversi mesi in una posizione di stallo: negli ultimi sei mesi il browser di Mozilla è cresciuto di appena un punto percentuale, e rispetto a tre mesi fa, quando registrava una quota del 22,44 per cento, ha persino perso qualcosina.

Più o meno stabile anche la posizione del leader di mercato, Internet Explorer, segno che IE8 sta assolvendo al suo compito: arginare “la fuga” di utenti e dare a Microsoft il tempo di concepire un browser completamente nuovo per l’era del cloud computing.

Tra i browser a maggior crescita c’è Safari, che il 4 luglio ha fatto registrare un picco di oltre il 12 per cento grazie soprattutto ai download della nuova versione 4.0, a cui hanno già migrato più della metà dei suoi utenti. I numeri indicano infine che Chrome ha oggi fra i 15 e i 20 milioni di utenti regolari.

Vale sempre la pena ricordare che le statistiche di diffusione dei browser possono variare anche notevolmente da un paese o da un continente all’altro. Dati più mirati, in tal senso, li fornisce StatCounter, che permette di osservare le quote e i trend di mercato dei vari browser (anche mobili) per zona geografica e con differenti finestre temporali. La classifica europea di questo primo scorcio di luglio mostra un testa a testa tra IE e Firefox, con il primo al 46,3 e il secondo al 40 per cento. Seguono Opera con il 7, Chrome con il 2,9 e Safari con il 2,8 per cento. Dati molto diversi da quelli del Nord America, dove IE detiene ancora saldamente la leadership con il 56 per cento e Firefox si posiziona al 32.

Fote: Punto-Informatico.it

Situazione attuale diffusione dei browser in Italia

StatCounterGlobal

Source: StatCounter Global Stats – Browser Market Share

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Browser, una battaglia rovente come l'estate

Pubblicato da jacarta su 25 luglio 2009

La guerra dei browser non è mai stata tanto rovente come in questo periodo. Nel giro di pochi mesi, infatti, si sono avvicendati i rilasci di Internet Explorer 8, Safari 4, Google Chrome 2.0 e, poco più di una settimana fa, Firefox 3.5. Della nuova generazione di browser farà presto parte anche Opera 10, attualmente in avanzata fase di beta testing.
È dunque più che mai interessante dare uno sguardo alle ultime statistiche di diffusione dei software di navigazione web, sia per verificarne l’attuale posizione sul mercato sia per osservare con quanta velocità gli utenti aggiornano i rispettivi browser.

Secondo i dati preliminari di giugno 2008 divulgati ai media da Net Applications, e di prossima pubblicazione qui, Internet Explorer ha una quota di mercato globale del 65,6 per cento contro il 68,2 di fine 2008. Firefox segue con una quota del 22,1, guadagnando 1,2 punti percentuali. Crescita analoga anche per Safari, che passa dal 7,8 al 9 per cento, e per Chrome, che dall’1 si assesta al 2 per cento.

Sebbene Firefox 3.5 abbia già superato, per diffusione, il suo più giovane rivale Chrome, Net Applications fa notare che Firefox si trova ormai da diversi mesi in una posizione di stallo: negli ultimi sei mesi il browser di Mozilla è cresciuto di appena un punto percentuale, e rispetto a tre mesi fa, quando registrava una quota del 22,44 per cento, ha persino perso qualcosina.

Più o meno stabile anche la posizione del leader di mercato, Internet Explorer, segno che IE8 sta assolvendo al suo compito: arginare “la fuga” di utenti e dare a Microsoft il tempo di concepire un browser completamente nuovo per l’era del cloud computing.

Tra i browser a maggior crescita c’è Safari, che il 4 luglio ha fatto registrare un picco di oltre il 12 per cento grazie soprattutto ai download della nuova versione 4.0, a cui hanno già migrato più della metà dei suoi utenti. I numeri indicano infine che Chrome ha oggi fra i 15 e i 20 milioni di utenti regolari.

Vale sempre la pena ricordare che le statistiche di diffusione dei browser possono variare anche notevolmente da un paese o da un continente all’altro. Dati più mirati, in tal senso, li fornisce StatCounter, che permette di osservare le quote e i trend di mercato dei vari browser (anche mobili) per zona geografica e con differenti finestre temporali. La classifica europea di questo primo scorcio di luglio mostra un testa a testa tra IE e Firefox, con il primo al 46,3 e il secondo al 40 per cento. Seguono Opera con il 7, Chrome con il 2,9 e Safari con il 2,8 per cento. Dati molto diversi da quelli del Nord America, dove IE detiene ancora saldamente la leadership con il 56 per cento e Firefox si posiziona al 32.

Fote: Punto-Informatico.it

Situazione attuale diffusione dei browser in Italia

StatCounterGlobal

Source: StatCounter Global Stats – Browser Market Share

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IT italiana, in autunno la fase acuta della crisi

Pubblicato da jacarta su 23 luglio 2009

nakagawaLe prime anticipazioni dell’Assintel Report 2009 prevedono un crollo dell’hardware del -4,9 per cento e dei servizi IT del -4,6 per cento. Il software tiene a fatica (+0,6 per cento)
Nessuno sta aiutando l’industry IT italiana, ma il peggio deve ancora venire: da luglio fino almeno a novembre si attende la fase acuta della ricaduta della riduzione dei budget IT e gli operatori vedranno spiragli migliori solo dall’inizio del nuovo anno; questo il primo elemento forte che sta emergendo dall’Assintel Report.

Dopo il positivo +2 per cento dello scorso anno, la situazione del mercato IT a metà 2009 registra una flessione del -3,7 per cento, con un vero tracollo dei servizi IT (-4,6 per cento), dell’hardware e dell’assistenza tecnica (- 4,9 per cento), e una sostanziale tenuta del software (+0,6 per cento).
Ma il vero nodo su cui riflettere è il congelamento della spesa IT delle aziende utenti: il sintomo di un semplice rinvio o piuttosto di una vera e propria caduta della domanda?
Questo è l’alert che lancia Assintel: nella seconda parte dell’anno si aprirà una finestra di sei mesi particolarmente critica per le aziende IT, in cui – se anche vi fosse una lieve ripresa degli ordini a livello generale – le ripercussioni sugli ordini IT necessariamente subiranno uno slittamento a valle.
Se i grandi player si stanno riorganizzando verso una razionalizzazione delle risorse e un consolidamento, per le piccole aziende le criticità da affrontare aumentano: soffrono sul fronte delle banche e del credito, soffrono della mancanza di rendite di posizione, soffrono per un mercato delle tariffe professionali sottocosto e senza più marginalità.

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